TERZINE
2 I I
Così l’egra natura acerbi lai
Spargca, morto annunziando il suo Fattore.Io mi scossi frattanto, e mi trovaiMolle tutto di pianto e di sudore.
II.
Tristo pensici’, che dal funereo monte,
Ove spirar trafitto un Dio vedesti,
Ritorni indietro sbigottito in fronte,
Ove spingi i miei passi ? c qual per questiScuri deserti e flebili campagneScena di lutto e di terror m’ appresti !
Qua si squarciano i fianchi alle montagne 5La il mai' da lungi per tempesta freme}Di sopra il cielo inorridisce e piagne;
Di sotto incerta e tremebonda gemeLa terra, e nell’antico innondamentoDell’abisso natio sepolta ir teme.
Non più : nell’ alma risvegliarsi io sentoIn faccia alla commossa ira divinaDi Natura il cordoglio e lo spavento.
Veggo le vie dell’ empia Palestina,
Veggo il Giordan che tra le meste spondeTorbido c lamentoso al mar cammina.
Qui passò l’Arca del gran Patto, c l’ondeRitiraronsi indietro riverenti,
Lasciando asciutte le lor vie profonde.
Qui battezzava i popoli credenti
Quel Giusto, che il commi RiparatorePer le sorde annunciò selve alle genti.
Qui sconosciuto il Nazaren SignoreGiunse ancor esso, ed il lavacro chieseAll’attonita man del Precursore;
Mosti. Poesie varie. 14*