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TERZINE
E tosto pel sereno aere s’ accese
Un lampo, e: Questi è il Figlio mio diletto ,Da bianca nube risuonar s’intese.
Fiume superbo, clic dall’imo lettoUscisti allora per baciar le santeOrme, e bearti in quel celeste aspello,
Dimmi dove in mirarlo il flutto erranteFermasti innamorato, e dove poseSu la tua riva il mio Gesù le piante?
Dimmi ove sono i gigli, ove le rose,
Clic, dovunque il divin piede arrestossi,Spuntarono fragranti e rugiadose ?
Oimò ! tu reco gemi, e dai commossiGorghi dir sembri in flebil mormorio,
Che tutto in pianto il tuo gioir cangiossi.
Tal non eri, o Giordan, quando s’udioLa davidica cetra alle tue riveGli alti portenti celebrar di Dio.
Allor vedesti di baldanza prive
Del fiero Madian, di Moab le schiereSu’ tuoi ponti passar vinte e captive.
Allora di Sion su le guerriere
Torri mirasti all’ aria sventolantiLe lacerate filistee bandiere*,
Mentre terror di regi c di giganti
Ruggia ’l leon di Giuda , e altier correaFra barbarici cocchi ed elefanti.
Ma dileguossi la grandezza ebrea ,
Come 1’ onda che frigge, e sol restonneUna languente disprezzata idea.
Lo splendor del Carmelo e del Saronnc,
Il Salvatore d’Israele apparse,
E noi conobbe l’infelici Sionne.
L’orgogliosa non volle rammentarscDe’ suoi Profeti l’ispirata voce,
Clic lidia spesso all’ orecchio risuonarsc,