TERZINE
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Quando vaccinaro in tuon feroce,
Rotta la benda del Futuro, il Nume Da lei bramato, e poi confitto in croce.
Figlia d’empio ladron, le infami piumeDi Babilonia tu calcasti, e il ciglioChiudesti allor di vcritadc al lume.
Ma quel Dio che tu sprezzi in tuo periglio,
Ve’che caldo di sdegni onnipossentiOr viene il sangue a vendicar del Figlio.
Sotto il suo piè del cielo i firmamentiPiegansi vacillando, e gli aquiloniL’ alzano sulle fosche ale frementi.
Gli mugghiano dintorno i rauchi tuoni 5Ed egli al fianco la faretra ha pienaD’infocate saette e di carboni.
Qual fumo all’Austro c qual minuta arenaSi dileguano i monti a lui davante,
E il rapid’ occhio gli Va dietro appena.
Di sua giust’ira gravido c sonante
Già dall’Ausonia il turbo scende e fischiaA sterminar del Libano le piante.
L’ ode il Cedron da lungi, c non s’ arrischiaDal goi’go alzar la fronte, e paventandoCol picciol Siloe si confonde e mischia.
Già le tue spiagge illuminar sdegnandoS’annera il Sole, e Dio tirò su l’empioTuo capo fuor della vagina il brando.
Io ne veggo il balen, veggo lo scempioDi tua superba Sinagoga impura,
Arsi gli altari e rovesciato il tempio.
Veggo il Lutto , la Morte c la Paura
Fra il suon lugubre d’oricalchi c trombeTremendi errar sulle cadenti nrura.
Come atterrite timide colombe,
Le vergini innocenti, i vecchi imbelliFuggon nelle caverne e nelle tombe.
Mosti. Poesie varie. 14**