TERZINE
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Ed ecco uscii- gagliardo c furibondo
Di nebbia un gruppo e di vapor, clic strettoAlla persona mi s’ avvolge a tondo}
E via mi sbalza in m.en eli’ io non 1’ ho detto ,Imperversando in queste parti e in quelle.Pensa se il cor mi traballava in petto.
Tal gravido di caspie atre procelleIl sifon burrascoso i greggi errantiRuota insiem coi pastor fino alle stelle,Quando talor due turbini cozzantiVanno dell’ aria a disputar 1’ imperoIn tenebrosi orribili sembianti:
Mugghiano all’ urlo spaventoso e fieroL’eccelse rupi, e impaurito altroveFugge travolto il rio dal suo sentiero.
Chiuso in quel fosco nembo io non so doveMi spingesse il soffiar d’Austro possente:Tanta su gli occhi oscurità mi pioveL’aere che il peso inusitato sente,
E fischia e rugge e dentro il crin si caccia,
E l’orecchio m’introna orribilmente.
L’ira, il fragor del vento e la minacciaMi fe al ciclo con pricglii ardenti e viviSupplichevole alzar ambe le braccia.
E tosto alcun, cred’io, de’sommi Divi:
Ferma, o turbo (gridò), ferma le penne:
E tu non paventar, ma guarda e scrivi. -—
Il turbo le sonanti ale trattenneUbbidiente per l’etereo calle,
E la nebbia in due parti aprendo venne.
Essa mi pose su le verdi spalleDi deserta collina, e si disperse,
Fuggendo in sen d’ una profonda valle.
Gittai lo sguardo intorno, e mi s’aperseDinanzi agli occhi una campagna piana,
Che portentosa vision m’offerse.