TERZINE
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Spirto celeste, che per via sì stranaMi scegliesti a mirar le sapientiTracce <!’ eterna previdenza arcana}
Dammi, spirto di Dio , lingua ed accenti,
Onde le viste maraviglie io dica,
E fede acquisti dall’ estranio genti.
Tutta ingombrava quella spiaggia apricaUn gregge in abbandon, bianco qual foraLa brina in vetta d’ una balza antica.
Giacca sul campo d’un pastor, pur oraMorto, la spoglia, che la verga avea,
Terror di belve, nella mano ancora.
De’ verdi paschi immemore correa
Al busto esangue il gregge circonfuso,
E belando in suo stil pianger parca.
Pendcaugli sopra con cadente musoLe pecorelle, e de’ lattanti secoAgnelletti lo stuol tristo e confuso.
In suon pietoso nell’ opposto specoL’egre querele alla pianura, al monteGià ripetendo la mestissim.’ Eco.
Roco tra’sassi mormorava il fonte,
E 1’ aura si sentia dogliosa e mestaGemer de’ boschi sulla fosca fronte ;
Mentre col crine rabbuffato in testa
Passeggia intorno lo Spavento , e scuoleTcrribil dai capelli ombra funesta.
Palpitando io tenea le ciglia immoteNella vista feral, quando le rupiVicine urlar repente e le rimote :
E giù da’ ruinosi erti dirupi
Ecco spiccarsi e saltellar ruggendoFrotte affamate di leoni e lupi.
Facean da lungi risuonar l’orrendo
Crocchiar dei denti minacciosi, e morteFulminavan dal torvo occhio tremendo.