TERZINE
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Sì, clic pietoso al mio pregar diventa}
Sì, die vinto s’ arrende a 1 miei martiri,
E del primo rigor par elle si penta.
Oli soavi speranze ! oli bei desiri !
Oli amor cortese ! e in questo orror solingoOh ben sparsi finor pianti c sospiri !
Misero ! che ragiono ? a che lusingo
La mia barbara doglia, e una giocondaLarva di bene al mio pensici’ dipingo?
Ahi che non odo che tra fronda e frondaIl gemere dell’ aure susurranti,
Misto al doglioso strepitar dell’ onda !
Amiche aurette, ruscelletti amanti,
V’intendo, oh dio! v’intendo: ah! voi non siete,Come questa crudel, sordi a’miei pianti.
Col roco mormorar voi mi volete
Dir clic al mondo per me tutto è perduto,
E che vicino il mio finir scorgete.
Vicn dunque, o Morte} ili me quel ferro acutoVibra pietosa, e la mia polve ornaiAbbia pace in sepolcro oscuro e muto.
Del cammin della vita io non passaiPur anco il mezzo : ma finor s’ io vissiSol fra gli affanni, ho già vissuto assai.
Degli allori di Pindo all’ ombra io scrissiCarmi non vili, ed in lontana arenaIl suoli talvolta del mio nome udissi.
Pronta il Ciel mi donò mente serena,
E d’ingegno in me fece e d’intellettoNon infeconda scaturir la vena.
Felice me, se un cor diverso in pettoDato ni’ avesse, o gli ocelli miei rendeaCiechi al bel raggio d’ un fallace aspetto !
Ah che incauto mirarlo io non dovea !
Ma nella calma d’ un amabil visoTanta ^procella chi temer potea? i