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Quel ritenuto lusinghier sorriso,
Quei lenti sguardi, quel parlai- soave ,
Quel dolce non so elle di paradiso }
Ecco 1’ arme fatali, ecco la chiave
Che il sen m’aperse, c al giogo di costeiTrasse le voglie mie legate e schiave.
Insultatrice degli affetti miei,
Che farai di quel cor freddo e restio ,
Se a chi t’ adora sì crudel tu sei ?
Amar vuoi forse chi t’ abborrc ? Oh dio !
Al barbaro pensier 1’ alma rifugge •
E, pria d’odiarti, di morir desio.
Forse, stolta, seguir vuoi chi ti fugge ?
Ah ch’io noi posso! c se lo tenta il piede,Amor m’arresta, c le mie forze strugge.Perfidissimo nume! alla mia fede,
A tanti affanni, a tanto ardor tu rendiQuesto premio inumali, questa mercede?
Perchè, iniquo, perchè pungi e raccendiUno spirto già domo, e in chi rigetta11 temuto tuo giogo arma non prendi ?
Piglia l’arco, o codardo, e la saetta ;
Punisci la nemica d’ ambulai,
E congiungi alla mia la tua vendetta.
Versa in quella proterva anima i tuiVoraci incendi} e trovi alle sue pene.
La pietà che l’ingrata ebbe d’ altrui.
Arda senza conforto c senza spene :
E del tuo foco la tremenda possaFianchi le strugga e nervi e polsi e vene,
E tutta ancor n’ avvampi entro la fossa.