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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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Quel ritenuto lusinghier sorriso,

Quei lenti sguardi, quel parlai- soave ,

Quel dolce non so elle di paradiso }

Ecco 1’ arme fatali, ecco la chiave

Che il sen m’aperse, c al giogo di costeiTrasse le voglie mie legate e schiave.

Insultatrice degli affetti miei,

Che farai di quel cor freddo e restio ,

Se a chi t’ adora sì crudel tu sei ?

Amar vuoi forse chi t’ abborrc ? Oh dio !

Al barbaro pensier 1’ alma rifugge •

E, pria d’odiarti, di morir desio.

Forse, stolta, seguir vuoi chi ti fugge ?

Ah ch’io noi posso! c se lo tenta il piede,Amor m’arresta, c le mie forze strugge.Perfidissimo nume! alla mia fede,

A tanti affanni, a tanto ardor tu rendiQuesto premio inumali, questa mercede?

Perchè, iniquo, perchè pungi e raccendiUno spirto già domo, e in chi rigetta11 temuto tuo giogo arma non prendi ?

Piglia l’arco, o codardo, e la saetta ;

Punisci la nemica d’ ambulai,

E congiungi alla mia la tua vendetta.

Versa in quella proterva anima i tuiVoraci incendi} e trovi alle sue pene.

La pietà che l’ingrata ebbe d’ altrui.

Arda senza conforto c senza spene :

E del tuo foco la tremenda possaFianchi le strugga e nervi e polsi e vene,

E tutta ancor n’ avvampi entro la fossa.