TERZINE
O dolci amiche di secreto
o~— speco.
Chi fia di voi che voli
aure pietose
Fuor di quest antro tenebroso e cieco?Chi fia di voi che sopra ali gelosePorti all’ orecchio del bell’ idol mioLa voce che su i labbri Amor mi pose ?Qualunque sei che al grato officio e pio,Cortese auretta, il voi sciogliere or devi,E girtene là dove ir non poss’io,
Pria di spiccar da questo orror le lieviRapide piume, deh ! clic sian ben tutteDe’miei caldi sospir focose e greviDeh! che sul dorso d’Appcnnin le brutteNon ti riscontrili d’Aquilone e Noto
Perigliose a mirarsi orride lutte.
Deli! che smarrita per sentier remotoMai non t’assorba, aerea pellegrina,Qualche caverna di dirupo ignoto.
Non accostarti troppo alla marina,
Ove sovente delle vaghe auretteFanno i nembi crudei strage e rapina.Tienti alle basse amene collinette,
Contenta di libai’ sol le fragranti
Cime de fiori e delle molli erbette.
E finché a quella , a cui t’ invio, davanti
Tu non sia giunta,
non fermar giammai
Le invisibili al guardo ale volanti.Tu certo non ancor conoscerai
L’ almo sembiante del mio Ben: ma molto
Per rintracciarlo da vagar non hai.Ove l’aria è più pura, ove più foltoE il suol di rose in solitaria parte,
la luce del gentil suo volto.