TERZINE
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Chi sarà che P Eroe del meritato
Manto ricopra ancor tinto e vermiglioDel sangue sparso dalPÀgnel svenato ?
Surse a quei detti dell’ eterno FiglioLa più aniabil Virtude, e tutta umileSi trasse in mezzo del divin Consiglio.
Bella più che mai fosse, in dolce stileCosì prese a parlar questa soaveDi pacifico amor madre gentile:
Se non è il mio pregar molesto e grave,
Coll’ ostro il merto io fregierò di Guido,
Io clic del cuor di lui tengo la chiave.
Non chieder s’Ei mi sia tenero e fido:
Alma sì mansueta, alma sì caraDio gli donò per mia delizia e nido.
Da me, gli dissi,, o mio diletto, impara,
CIP io son nell’ umiltà fonte d’ amore ,Fonte d’affetti avvivatrice e chiara.
Ei tosto alle mie voci aperse il core,
E lietissima dentro io vi calai,
Come su P erbe il mattutino umore.
La tranquilla nel volto io gl’ ispiraiSchietta soavità di paradiso,
Finché tutto in me stessa il trasformai.
Così pur seppi di Francesco al viso
Sommi accoppiar di gentilezza i pregi,Onde fosse ogni cor vinto e conquiso;
E P oneste maniere e gli atti egregi
Che il fer caro ai Camauri e al transalpinoGenio guerrier d’Imperatori c Regi :
Per tacer che buon Padre e CittadinoVide un giorno fidate alla sua manoDella Patria le leggi ed il domino.
Ma oh quanto grata io resi al Vaticano ,
E a voi Partenopee rive giocondeTP interezza e il candor del suo Germano!