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TERZIjNE
Ti parla la Pietà: quella son io
di’ ai mortali laggiù larga proveggioLe grazie, i premi della man di Dio}
Ed or clic a Guido prepararsi io veggioConveniente al merto aurea mercede,
A parte d’onor tanto entrar ben deggio.
Pargoletto era ancor, clic alla mia fedeTu il consegnasti} c dietro i passi mieiSul cammin di tue leggi ci mosse il piede.
Prova sovente del suo core io fei, a:>
Lo passai per le fiamme irrequiete,
E scoprirne una macchia io non potei.
À lui per le notturne ombre secretoVenia furtiva} ed egli orando intantoTogliea dagli ocelli il sonno e la quiete.
Oli! quante volte mi chiamò, col piantoMescolando i sospiri} e non sapeaChe invisibile ognor m’ avea d’ accanto.
Io da lontano il suo pensici 1 vedea,
Io gli purgai la lingua, e al cor sinceroSempre il labbro fedel corrispondea.
Lusinga a lui grillastri Avi non fero:
Chi seguace è di Cristo c d’umiltate,Sprezza l’ambizion del sangue altero.
Lungi, fumose immagini pregiate:
Di queste invece io gli additai le belleDella gran Genitrice opre onorate.
Parlo di Caterina, a cui le stelleLa mente sollevai- sì, clic lontanaFu dai confini di natura imbelle.
Vedila or come al Ciel la via si spiana,
E calpesta fra’ chiostri ogni fallaceGloria, llagel della superbia umana:
Onde romita, c in radunar sagaceI tesori celesti, attende il giornoDi salir gli astri, c chiuder gli ocelli in pace