TERZINE
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Ma scritto è in ciel clic i sacri omeri adornoDelle lane di Tiro il figlio amatoDal Tevere al suo sen faccia ritorno.
E questo è il dì laggiù tanto aspettato,
Del Figlio i pregi e della Madre alfineI caldi voti a coronar serbato.
Veggo i monti esultarne e le colline}
Veggo più vaghi delle sfere i raiScintillar per le pure aure turchine.
E me, che col desio spesso affrettaiQueste a giunger sì lente ore gradite,
Tacita nel comun plauso vedrai.
Venga la bella emula mia} venite
Meco, o Virtudi più sublimi c conte,
E ormai la generosa opra compite. —
Qui tacque, e tutte festeggianti c pronteCorsero le Virtudi, e in gentil attoTre volte e quattro si baciaro in fronte.
Corse la Carità, che un cor già trattoDalle sue fibre, nella man si stringeDa vivissime fiamme arso c disfatto.
Corse la Speme, che le terga accingeD’infaticabil ale, e verso il CieloGli sguardi confidenti ognor sospinge.
Corse la Fe, che sotto bianco veloDella faccia ricopre i bei candori,
Ed innalza la Croce cd il Vangelo.
Dietro a queste scgm'au P altre Minori,
Vencrabil corteggio ! e in dolci gareVcnian fastose de’ secondi onori.
Rise il gran Nume in riguardar le careFiglie del suo chiarissimo intelletto}
E fatto cenno di voler parlare :
Ecco, lor disse, il vestimento eletto}
Voi recatelo al Giusto, al Mansueto,
A lui che tutte vi racchiude in petto.