260
OTTAVE
rv.
La manca il fatai pomo, e rugginosoScettro la destra imperiosa stringe:L’ampio torace da un gran serpe è roso,Clic il ventre nelle viscere gli spinge}
E scendendo su 1’ anca tortuoso ,
Con la gran coda il ventre gli recinge}Immenso ventre, u’ colano le impuroDi cittadi c di regni atre sozzure.
V.
Chi può ridir le vittime alla fameDell’Idolo crudcl svenate ed arse?
Di nero sangue e fetido carnameVedi gli altari a lui fumanti al/.arse.Corre la la] hi a rivi, e d’atro ossameYan le foreste orribilmente sparse.Stanno confusi fra l’immónde glebeI teschi de’potenti e della plebe.
VI.
E porpore e cervici coronate
Giacciono lorde sul sanguigno piano.Molte il Nilo barbarico e l’Eufrate ,
Ma molte ne tributa anche il Giordano.Volan ministri a tanta ferita teI demoni d’Averno: altri la manoArman di scure, e vanno altri gittaudoLe vittime nel foco abbominando.
VII.
Stride la fiamma, c mormora, e s’adiraDell’ alimento orribile nutrita.
Piange allor su la rea strage c sospiraPallida la Natura e sbigottita.
Mesto e languido al fine il guardo giraAlla montagna estrema, e chiede aita,Aita chiede, e tutto, ahi tristo abbietto!Mostra solcato dalle piaghe il petto.