ottave
Vili.
N’ ebbe orror la montagna, e si commosse ,Mugghiando per pietà dell’infelice.
A quel muggito, a quel trcmor spiccosseUn sasso dall’ altissima pendice.
Come suol dalle nubi infrante c rossePiombar talvolta la saetta ultrice,
Così vola fischiando il sasso, e fiedeLo smisurato simulacro al piede.
IX.
Quel crolla, e nel crollar forza è che gemaSu i piò mal fermo, e tutto tremebondo;Cade alfine , e precipita : ne tremaLa terra offesa dall’ immenso pondo.
Sì forse allor tremò, clic dall’estremaAsia rompendo l’Occàn profondo,
Si divise l’America , e d’ alti - ’ acqueRicoperse i suoi lidi, e immota giacque.
X.
Plausero al rovinar della gran moleLe valli spettatrici c le colline.
E tosto germinar rose e viole,
E tra le siepi innaridir le spine.
Rise l’aria tranquilla, e in cielo il SoleDi più bei raggi circondossi il crine,
E lieto il sasso benedir parca,
Che l’Idolo tiranno infranto avea.
XI.
Mirabil sasso ! Già non sei tu figlioDi terrestre dirupo. In paradisoTu certo un dì nascesti, e tu dal ciglioDel gran Monte di Dio fosti diviso.Lascia che questa man ti dia di piglio,Lascia clic il guardo ti contempli fiso.Vo’che un’ara a te sorga, e che di fioriAbbi scelta ghirlanda e scelti onori.