.SCIOLTI
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Qual mio fallo v’ cstinse ? c tanto amaraOr mi rende di voi la rimembranza.
Che pria sì dolce mi scendea sul core ?
Allorché il Sole ( io lo rammento spesso )D’Oriente sul balzo comparivaA risvegliar dal suo silenzio il mondo,
E agli oggetti rendea più vivi e freschi
I color che rapiti avea la sera,
Dall’umile mio letto aneli’ io sorgendo,
A salutarlo m’affrettava, c fisoTcnea 1’ occhio a mirar come nascosoDi là dal colle ancora ei fea da lungeDegli alti gioghi biondeggiar le cime ^
Poi come lenta in giù scorrea la luce
II dosso imporporando e i fianchi alpestri,E dilatata a me venia d’incontro,
Che a’piedi l’attendea della montagna.Dall’umido suo sen la terra alloraSu le penne dell’aure mattutineGrata innalzava di profumi un nembo:
E altero di sè stesso, e sorridenteSu i benefizi suoi 1’ aureo pianetaNel vapor, che odoroso ergeasi in alto,
Già rinfrescando le divine chiome,
E fra il concento degli augelli e il plauso
Delle creale cose egli sublime
Per l’azzurro del ciel spingea le rote.
Allor sul fresco margine d’ un rivoM’adagiava tranquillo in su 1’ erbetta,
Che lunga e folta mi sorgea dintorno,
E tutto quasi mi copriva - , ed oraSupino mi giacca, fosche mirandoPender le selve dall’opposta balza,
E fumar le colline, e tutta in facciaDi sparsi armenti biancheggiar la rupe :
Or rivolto col fianco al ruscelletto,