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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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.SCIOLTI

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Qual mio fallo v’ cstinse ? c tanto amaraOr mi rende di voi la rimembranza.

Che pria sì dolce mi scendea sul core ?

Allorché il Sole ( io lo rammento spesso )D’Oriente sul balzo comparivaA risvegliar dal suo silenzio il mondo,

E agli oggetti rendea più vivi e freschi

I color che rapiti avea la sera,

Dall’umile mio letto aneli’ io sorgendo,

A salutarlo m’affrettava, c fisoTcnea 1’ occhio a mirar come nascosoDi là dal colle ancora ei fea da lungeDegli alti gioghi biondeggiar le cime ^

Poi come lenta in giù scorrea la luce

II dosso imporporando e i fianchi alpestri,E dilatata a me venia d’incontro,

Che a’piedi l’attendea della montagna.Dall’umido suo sen la terra alloraSu le penne dell’aure mattutineGrata innalzava di profumi un nembo:

E altero di sè stesso, e sorridenteSu i benefizi suoi 1’ aureo pianetaNel vapor, che odoroso ergeasi in alto,

Già rinfrescando le divine chiome,

E fra il concento degli augelli e il plauso

Delle creale cose egli sublime

Per l’azzurro del ciel spingea le rote.

Allor sul fresco margine d’ un rivoM’adagiava tranquillo in su 1’ erbetta,

Che lunga e folta mi sorgea dintorno,

E tutto quasi mi copriva - , ed oraSupino mi giacca, fosche mirandoPender le selve dall’opposta balza,

E fumar le colline, e tutta in facciaDi sparsi armenti biancheggiar la rupe :

Or rivolto col fianco al ruscelletto,