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Quel soffio che le viscere serpendoDell’ampia terra, e ventilando il chiusoElementar foco di vita, c tuttaLa materia agitando, e le seguaciForme che inerti le giaccano in grembo,
L’une contro dell’altre in bel conflittoArma le forze di natura, c traggoDa tanta guerra l’armonia del mondo.Scorreami quindi per le calde veneUn torrente-di gioia, e discendeaQuesto vasto universo entro mia mente,
Or come grave sasso clic nel mezzoPiomba d’un lago, e l’agita e.sconvolge,
E lo fa tutto ribollir dal fondo}
Or come immago di leggiadra amante,
Clic di grato tumulto i sensi ingombra,
E serena sul cor brilla -e riposa.
Ma più quell’io non som Cangiaro i tempi,Cangiar le cose. Della gioia estremoRegnò sull’ alma il sentimento : estremiOr vi regnano ancora i miei martiri.
E come stenderò su le feriteL’ardita mano , e toglieronne il velo ?
Una fulgida chioma al vento sparsa,
Un dolce sguardo cd un più dolce accento,Un sorriso, un sospir dunque poteròNon preveduto suscitarmi in senoTanto incendio d’ affetti e tanta guerra ?
E non son cjuesti i fior, queste le valli,
Che già parver sì belle agli occhi miei?
Chi di fosco le tinse? c chi sul ciglioMi calò questa benda ? Oimè ! 1’ orrore,
Che sgorga di mia mente c il cor m’ allaga,Di natura si sparse anche sul volto,
E l’abbuiò. Me misero! non veggoChe lugubri deserti: altro non odo