274
SCIOLTI
E a traverso di folte irte boscaglieAprir la via col petto, e del mio sangueLasciarmi dietro rosseggianti i dumi.
La rabbia, che per entro mi divora,
Di fuor trabocca. Inflammansi le membra,L’anelito s’addoppia, e piove a riviIl sudor dalla fronte rabbuffata.
Più scabrezza al sentier, più forza al piedePiù ristoro al mio cor} finché smarrito,
Di balza in balza valicando, all’ orloD’un abisso mi spingo : a riguardarloSi rizzano le chiome e il piè s’arretra.
A poco a poco quel tcrror poi cede,
E un pensiero sottentra ed un desio,Disperato desio. Ritto su i piediStonimi, cd allargo le tremanti bracciaInclinandomi verso la vorago.
L’ occhio guarda laggiuso, c il cor respira •E immaginando, nel piacer mi perdoDi gittarmi là dentro, onde a’miei maliPor termine, e nei vortici travoltoRomoreggiar del profondo torrente.Codardo! ancora non osai dall’altoStaccar l’incerto piede, e coraggiosoIngiù col capo rovesciarmi. AncoraAl suo fin non è giunta la mia polve,
E un altro istante mi condanna il FatoDi questo Sole a contemplar l’aspetto.
Oh! perchè non poss’io la mia deporreD’uom tutta dignitade, e andar confusoCol turbine che passa, e sulle penneCorrer del vento a lacerar le nubi,
O su i campi a destar dell’ampio mareGli addormentati nembi e le procelle!Prigioniero mortai! dunque non fiaQuesto diletto xm dì, questo destino