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SCIOLTI
I
Sallo il Cicl quante volte al sonno, ahi lassoCol tlesirc mi corco é colla spemeDi mai svegliarmi. E sul mallin novelloApro le luci, a mirar torno il Sole ,
Ed infelice un’altra volta io sono.
Quale sovente con maggior disdegno
Vedi sul mar destarsi le procello
Che fatto dianzi avean silenzio e tregua,
Tale al tornar della diurna lucePiù fiero de’miei mali il sentimentoRisorge, e tal dell’ alma le tempeste,
Che la calma notturna avea sopite,
Svegliansi tulte, e le solleva in altoQuel terribile iddio che mi persegue.
Del cuore allor spalancansi le porte,
E il Dolor siede su la mesta entrata.
Con cent’ occhi il crudel mostro la guarda,
E la Gioja ne scaccia, che passarviVorria pietosa, e col suo dolce toccoIl fier custode addormentar procura.
Al sorriso , al gentil vezzo di questaAvversaria divina ei ben talvoltaPar che vinto s’accheti} ma trapassaL’ onda repente di contrario affetto,
Ch’alto romor menando lo riscuote}
Ond’egli riede dispettoso all’ira,
E l’istesso gioir cangia in martire.
II
Indarno alla novella alba del giorno,Allorché dopo il travagliar d’oscura