SCIOLTI
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Parer men dolci i Savonesi accenti;
Padre incorrotto di corrotti fisdi.
Che , prodighi d’ ampolle c di paroleTutto contaminar d 1 Apollo il regno.
Erano d’ ogni cor tormento alloraDella vezzosa Malaspina i neriOcchi lucenti ^ e corse grido in PindoClic a lei tu stesso, Amor , cedesti un giornoLe tue saette, nè s’accórse l’arcoDel già mutato arciero : c se il destinoNon s’opponeva, nel tuo cor s’apn'aDa mortai mano la seconda piaga.
Tutte allor di Mncmosine le figlieFui- viste abbandonar Parnaso c Cirra,
E calar sulla Parma; c le segiu'aPalla Miucrva, con dolor fuggendoLe cecropie ruinc.. E qui, siccomeDi Giove era il voler, composto ai santiSuoi studi il seggio, c degli spenti altariRidestate le fiamme, d’AcadcmoFe riviver le selve, c di sublimiRagionamenti risonai’ le volteD’un altro Peripato, che di gravi,
Salde dottrine, dagli eterni fóntiScaturite del Ver, lincea l’antico.
Perocché, duce ed auspice Fernando,
D’un Pericle novel l’opra e il consiglio,
E la heltate, l’eloquenza, il sennoD’un’Aspasia miglior, scienze cd arti,
Clic le città fan belle e chiari i reami.Suscitando allegrar Febo e Sofia.
Tu fulgid’astro dell’ausonio ciclo,
Pieno d’alto saver, splendesti allora,
Dotto Paciaudi mio; nome che dolceNell’anima mi suona, c sempre acerba,
Così piacque agli Dei, sempre onorata