SCIOLTI
Tal era della Diva il canto arcano,
Della Diva Calliope, a cui tutteStanno dinanzi le future cose,
E, secondo che il tempo le rivolvcNel suo rapido corso, a tutte donaE forma e voce e (pialitade e vitaCon tal di sensi c di dottrine un velo,Ch’occhio vulgar noi passa^ onde agli stoltiLa delfica favella altro non sembraChe canora follia. Povero il sennoClic in epici deliri ascoso il ver non vede!
Nè sa quanta de’ carmi è la potenzaSu la rcina opinion che a nulloDe’viventi perdona c a lutti impera!
Stava tacito attento alle paroleProfetiche di tanta arte il feliceDisegnatore , e nel segreto pettoDell’alto volo, a cui l’uman pensieroLe ben trovate cifre avrian sospinto,Pregustava la gioia, c della sorteGià tetragono ai colpi si sentia.
Prescr le Muse da quel giorno usanzaDi far liete de’canti d’EliconaDegli Eccelsi le nozze, ovunque in pregioSon d’ Elicona i dolci canti. Or (piale,
Qual v’ha sponda che sia, come l’Insubre,Dalle Grazie sorrisa e dalle Muse ìQual tempio sorge a queste Dee più caroChe l’eretto da te, spirto gentile,
Nelle cui vene del Trivulzio sangueVive intero l’onor ? Alto fragoreD’oricalchi guerrieri e d’armi orrendeEmpiea, Signor, le risonanti volteDelle tue sale un (lì, scuola di Marte ,
Quanti’ il grand’Avo tuo, fulmin di guerra 63 ,Delle italiche spade era la prima.