SCIOLTI
Di rose colte in Elicona io spargaIl talamo beato? Oli me meschino!
Spenti gli Dei che del piacere ai dolciFonti i mortali conduccan, velandoDi lusinghieri adombramenti il vero}
Spento lo stesso re de’carmi Apollo ,
Chi voce mi darà, lena e pensieriAl subbietto gentil convenienti?
Forse l’austero Genio inspiratoreDelle nordiche nenie? Ohimè! che natoSotto povero sole, e fra i ruggitiDe’turbini nudrito, ci sol di foscheIdee si pasce, e le ridenti abborrc,
E abitar gode ne’sepolcri, e tutteIn lugubre color pinger le cose.
Chiedi a costui di lieti fiori un serto,
Onde alla Sposa delle Grazie alunnaFregiarne il crin: che ti darà? SecondoSua qualitade naturai, nuli’altroChe fior tra i dumi del dolor cresciuti.
Tempo già fu che dilettando, i prischiDell’apollineo culto archimandritiDi quanti la Natura in cielo c in terraE nell’aria e nel mar produce effetti,
Tanti Numi crearo: onde per tuttaLa celeste materia e la terrestreUno spirto, una mente, una divinaFiamma scorrca, che l’alma era del mondo.Tutto avea vita all or, tutto animavaLa bell’ arte de’ vati. Ora il bel regnoIdeal cadde al fondo. Entro la bucciaDi quella pianta palpitava il pettoD’una saltante Driade: e quel duroArtico Genio destruttor l’uccise.
Quella limpida fonte liscia dell’urnaD’ un’innocente Naiadc: ed, infranta