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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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SCIOLTI

L’urna, il crudele a questa ancor diè morte.Garzon superbo e di sè stesso amanteEra quel fior; quell’altro al Sol converso,Una ninfa, a cui noeque esser gelosa.

11 canto clic alla quota ombra notturnaTi vien si dolce da quel bosco al core,

Era il lamento di regai donzellaDa re tiranno indegnamente offesa.

Quel lauro, onor de’forti e de’poeti,

Quella canna che fischia, e quella scorzaChe ne’boschi Sahei lagrime suda,

Nella sacra di Pindo alla favellaEbbero un giorno c sentimento e vita.

Or d’aspro gelo aquilonar percossaDafne morì: ne’calami palustriPiù non geme Siringa: ed in quel troncoCessò di Mirra l’odoroso pianto.

Ov’è l’aureo tuo carro, o maestosoPortator della luce, occhio del Mondo ?

Ove l’Ore danzanti? ove i destrieriFiamme spiranti dalle nari ? Ahi misero !

In un immenso, inanimato, immobileGlobo di foco ti cangiar le nuovePoetiche dottrine, alto gridando;

Fine ai sogni e alle fole, e regni il Vero. -Magnifico parlar! degno del sennoChe della Stoa dettò l’irto dottrine,

Ma non del senno che cantò d’AchilleL’ira, e fu prima fantasia del Mondo.

Senza portento, senza meravigliaNulla è l’arte de’carmi, e mal s’accordaLa meraviglia ed il portento al nudoArido Vero che de’ vati è tomba.

Il mar clic regno in prima era d’un DioScotitoi’ della terra, e dell’irateProcelle correttore, il mar soggiorno