SATIRICHE, EC.
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Qui me commorit (melius non (angore, clamo)FleRit, et insignis tota eantabitur urbe.
lion.j l. II, sat. 1.
Padre Quirino, io so che a Maro e a FiaccoDiè l’Invidia talor guerra e martello :
Io so che Mevio fu molesto a quello,
Pantilio a questo, e fu villano attacco.
Ma dinne: avean coloro il cor vigliaccoCome i vigliacchi che a me dan rovello?
Vem'an di trivio anch’essi e di bordello ,
Briachi di livor più che di Bacco ?
Squadrali tutti ad uno ad uno, c vediCh’ ei sono infami, non aventi il prezzoNcppur del fango che mi lorda i piedi.
Conte abbian carca l’anima di lezzo
Brami, o padre, saper? Storia mi chiediChe risveglia per dio sdegno e ribrezzo.
Questi che salta in mezzoPicciol di mole e di livor gigante,
Di menzogne gran fabro e petulante,
Celebrato furfante,
Cui del ventre la fame i versi inspira,
Onde son nomi di vergogna e d’iraAzzodino c Saira ,? 0Questi jer l’altro mi baciava in viso.
Non istupir: quel ladro circonciso ,
Per cui fu Cristo ucciso,
Gli fu maestro, cd impiccossi al fico.
L’altro, a cui fanno le parole intrico
Sovra il labbro impudico,