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POESIE SCHERZEVOLI
Di Pilato è il cantor mimico e sordo,
Fra i giumenti d’Arcadia il più balordo.
Di cicalecci ingordo
Gli vien di costa il trombettier di Pindo ,L’universale adulator Fiorindo.
Buffon canuto e lindoChe mai vivo non fosti, io non m’abbassoA ragionar di te, ma rido e passo.
Ob di nequizie ammasso,
Che tolto dianzi avresti il manto a Rocco,Vissuto di limosina e di stocco,
Insaziato pitocco !
Strazio d’orecchi, ciurmador convulso,Sempre fabbro di motti e sempre insulso',Che al male oprar l’impulsoFin dagli stessi bencficj hai preso,
Dunque tu pur m’affronti, e l’arco hai tesoNell’arena disceso?Dimenticasti presto, Irò novello,
Lo sdrucito calzar, l’unto mantelloOnde ti fea sì belloDi vecchi cenci il venditor Giudeo.
Cangiasti i panni, e non cangiasti il reoSentimento plebeo.
E poiché l’epa empiesti insino al gozzo,
La man mordesti che ti porse il tozzo.
Or tu mi dai di cozzo,
Nè rammenti il passato. Esser soffertoRuflian potevi, e detrattor diserto
D’ogni più saldo mcrto,
E proco de’ Batilli, e sgherro e tutto,
Ma non ingrato. Or va^ lungi ti butto,
Vaso d’ira e di lutto:
Tu chiudi feccia impura troppo e torba,
E mandi un puzzo che le nari ammorba.
Vuoi tu, Quirin, ch’io forba