SATIRICHE j EC.
Ei brancolando per quell’antro neroVa colla man davanti, e passo passoVicn tentando il difficile sentiero.
Col capo innoltra rannicchiato e basso,
Che teme urtar la soprapposta voltaDell’incavato cavernoso sasso.
E per quell’ombra spaventosa c folta,
Pien di paura, sente delle bisceLo striscio e il fischio ovunque si rivolta.Or l’arresta uno sterpo, or lo ferisceLa permalosa ortica ed il pungenteSpino, ch’ivi rigermina e fiorisce.
Misero! uscir vorrebbe, c già si penteD’aver presa la via: pur dalla fossaSenza danno si sbriga finalmente.
E giunto ove di rai l’aria è percossaDal cliiaror della pietra, che raccoglieNel grembo di Merlin l’anima e Fossa }Tre volte adora le sacrate spoglie,
Gira tre volte intorno alla grand’ arca,
E riverente il favellar discioglie.
Se il fatidico spirto ancor non varca,
O gran profeta, a Stige, ove per l’ondoSpinge Caron l’affumicata barca ^
Se la tua voce in quest’orror s’asconde,
E le passate c le future coseA chi le dimandò sempre risponde,Appagami per dio le curiose
Mie brame, che quaggiù cercando vannoDi due amanti le sorti avventurose.Dimmi, nè ti sdegnar: « quanti saranno» E di che genio, e di che volto i figli,
» Che dagli sposi miei nascer dovranno?Aravvenc nessun che rassomigli» Il genitore, o pur la genitrice,
» E che mogliera, o pur marito pigli?
Monti. Poesie varie.
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