SATIRICHE , EC.
E s’oilc per la cicca aria secreta
Con ira e con bestemmie acerbe e crebreMaledir la spelonca ed il profeta.
E pria d’uscir dall’orridc latebreDà di piglio alla lampada dell’araPer scacciarsi davanti le tenebre.
Poiché il lume la via fosca rischiara,
Sopra una porta ovai clic nell’ ingressoNon è di spazio c di passaggio avara,
Entro un gran buco di quel mimo fessoDà degli occhi in un libro a lui vicino,Che forse non a caso ivi fu messo.
Questo (disse tra sè), s’io l’indovino,
Sarà un libro d’incanti, e sarà quelloClic un giorno usò l’incantator Merlino. —Onde già tocco da desir novello
Di far qualche incantesimo in disparte,
Per levarlo la man stende bel bello.
Ma sente un cupo brontolar di carteCh’esce dal mezzo del volume, e criaUn impeto che l’apre in doppia parli: :
E grida: Io non son libro di magia,
E non insegno l’arte del demonio.
Ma sono un libro di teologia.
Non son di san Gregorio o sant’Antonio,
Ma d’ un ottimo frate cristiano,
E son, se il vuoi, S.
Leggimi, e indietro non tirar la mano,
Che libro tal per la gentil famigliaDel santo Imene non fu scritto invano. —Stupisce l’allro, e ben si maraviglia
Che un libro parli in quella grotta interna,E di leggere alfin si riconsiglia.
Quindi a tex-ra depone la lanterna,
E in giù colla persona ripiegatoIllumina le cai'tc e la caverna.
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