POESIE SCHERZEVOLI
Legge e rilegge con muso aggrinzatoQuanto contiene di bizzarro il testoDi quel volume lacero e tarlato.
Ma lo scritto è sì infame e disonesto,
Ch’ei spesso il volto per vergogna rossoSi copre colla man, tanto è modesto.
Io vorrei dirlo, e dirtelo non posso:
Ma ben puoi fare il tuo desir satolloSe a leggerlo anderai dentro quel fosso.
Là nel suo niccliio il mio pensier lasciolloQuando fu sazio alfin della lettura,
Che doler gli fé’molto e gli occhi e il collo.E fuori uscì dalla spelonca oscuraTuttor maledicendo il suo viaggio,
E più del mago la ripulsa dura.
Or ti par egli un faticar da saggio,
Cercar dell’avvcnir gli alti decretiOve del vero non balena il raggio}
E in cambio della voce de’ profeti,
Trovar chi t’empia il capo di moraleClic non fu fatta mai per i poeti?
Ma se il futuro a lingua egra e mortaleVaticinar non lice, e il pensier mioTanto sublimi non dispiega l’ale}
Sai che dirò? che nella man di Dio
Stan le vite, e se il pugno ei non rallenti,Trarle quaggiù non speri il tuo desio.
Dirò che l’esscr padre lia i suoi tormenti,
E che dall’alto la bontà divinaSchiera d’eletti figli ed innocentiA un giusto genitor larga destina.