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POESIE SCHERZEVOLI
Taccia chi gli orti e il lucido castelloD’Armida esalta, e d’Alcina fallace;
Che d’essi alcun non era così hello;Lodovico e Torquato, in vostra pace,Nessun li vide, e sol l’ascrco pennelloLi pinge altrui per quello che gli piace.Qui d’ognun l’occhio è giudice sincero,
Nè può la lode recar onta al vero.
Vieni: del fiume le propinque rive
Ardon di faci che fugata han l’ombra.Vieni, e dal core ornai le intempestiveD’cnor malnoto gelosie disgombra.
Le maggiori del Tebro inclite DiveV’accorrmi tutte; e tu d’orgoglio ingombraDi queste in compagnia ti lagnerai,
Se alle Ninfe minori innnista andrai?
Felice età dell’oro, in cui non ancoDi precedenza il nome si sapea !
Sul cespo istesso allor posare il fiancoQuesta Ninfa si vide c quella Dea ,
E su l’erba con piè libero e francoL’ una coll’ altra carolar godea.
Perì sì bel costume, c nelle coseIl Fasto poi la differenza pose.
La prima volta il nome udissi alloraSuonar di Cavalier, di .Cittadino.
Surse il mutuo disprezzo, e spinse fuoraChi minor fu di sangue e di destino.
Passò di ceto in ceto, e giunse ancoraLa bassezza a tentar del contadino.
Così disparve l’uguaglianza lidia,
E di lei non si seppe più novella.