SATIRICHE, EC.
Ma cicli’uman costume il vario errore
Tu conosci, o mia Nicc, a parte a parte.Della tua Giulia il caro precettoreSuol di queste vicende ammaestrarle,Quand’ egli di Valais fra il mesto orroreD’alta filosofia sparge le carte.
Quindi die tutto è pregiudizio intendi,
E ad esser dotta, e non superba, apprendi.
Pur se temi che qui la femminileVana alterezza ne ritragga offesa(Che del secolo è d’uopo alla servileLegge piegarsi, e conservarla illesa),
Dcpon la gonna, e in abito gentileD’imberbe giovanetto t’appalesa.
Togli all’orecchio quelle gemme, e annodaLe bionde trecce in ondeggiante coda.
Batavo fin sul petto in due si fenda,
Sul petto che ogni cor pone in periglio.Coprati il capo un cappellài che stendaUna dell’ale sul confin del ciglio,
E scuoti indica canna, da cui pendaFiocco alla moda del color di miglio.
Fingi poscia l’andar, che dal TamigiSembri stranier venuto, o da Parigi .
Ma vano è il mentir veste e portamento,
Che il tuo bel volto non terrassi ascoso.
Su te dal capo al piede e cento e centoVedrai fissar lo sguardo curioso,
Ed il vetro accostare all’ occhio attentoPer ravvisarti l’Abatin vezzoso,
Che me scorgendo poi tuo condottiero,Dirà: Guarda d’Euterpe il cavaliere.