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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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SATIRICHE, EC. .’>31)

Io voglio di coturno allor calzarmi,

E d’altro serto cingermi la fronte,

Chè sazio io son di pastorali canni,

E dei mirti di Fiacco c Anacreonte.

Di me maggiore io già divento, c panniChe d’Ippocrene si dilati il fonte;

Panni che cresca la montagna, e mettaVicino al sole la superba vetta.

Corbi di Pindo , che d’invidia macri,

Disonor del santissimo Elicona ,

Mordete i cigni con rostri empi ed acri,

Come il villan desio vi punge e sprona,

Tentate indarno di strapparmi i sacriLauri che al crin mi fanno ombra e corona.

So che inerme mi dite, e sol dell’arco,

Sol della lira altrui sonante e carco.

Ma se inferma è l’etadc ed il consiglio,

Il tergo è armato di robuste penne,

Nè fia eli’ indi le svella il vostro artiglio,

Che temerario a minacciar mi venne.

Con epieste il petto mio l’urto e il periglioSpesso affrontò dei venti, e lo sostenne;

E con epieste varcar più in alto io speroAl crescere degli anni c del pensiero.

Benché or vana è la speme, ora che assisoStonimi con Nice d’ un bel mirto al rezzo,Dannato d’un sospiro o d’un sorrisoA bilanciar minutamente il prezzo :

Nè fra’mendaci incanti d’un bel viso,

A tante fole, a tanti nulla in mezzo,

Sciorre m’è dato sull’ ascrec pendiciUn canto degno dei Borghesi auspici.