POESIE SCHERZEVOLI
Magnanimo Signor, di versi elettiIo largo dono, se noi sai, ti deggio.
Tu le frescli’ ombre de’ Pincian boschettiSchiudi al mio dolce vcspcrtin passeggio.
Ivi spesso fra i grati ermi ricettiCultor romito delle Muse io seggio,
L’estro invocando, che col suon dell’ondaS’ode cheto venir tra fronda e fronda.
Io canto, e allor si fermano a sentire
Gli augei sui rami} e le Dee boscherecce,Da questo e da quel lato per udire,Traggono il viso fuor delle cortecce;
E senza paventar gli assalti e l’ireDei Fauni ardili, lisciansi le trecce,
Dando grazia al Signor prima del loco,Poscia al Poeta che le desta un poco.
Ma lorneran confuse a rinserrarsiDell’albero natio dentro la tana,
Quando vedran dalla città versarsiCocchi e destricr per tutta la Pinciana,
E trascorrere, fremere, affollarsiLa popolosa gioventù romanaLaddove in teatral circo il PiacereS’offre in vaghe moltéplici maniere.
Questi su largo nobile girone,
Che saldo nel terreno il perno innesta,
Va d’un destrier di legno a cavalcioneSospinto a cerchio da man forte e presta:Le frecce al fianco ha nel turcasso, e poneAttentamente la sua lancia in resta:
Ed ora infilza i discendenti anelli,
Or vibra il dardo in sferici cartelli.