TRADUZIONI VARIE
Qualunque ci sia, disvela arditamenteIl tuo segreto. Per lo Dio sovranoChe de’Fati dischiude alla tua mente,
E tu il dischiudi a noi, l’ascoso arcano,Per Apollo , me vivo e me veggente,
Niun porrà violenta in te la mano:
No, s’anco intendi Agamennon, che, vampoMena di sommo impero in questo campo.
Allor fe core il buon profeta, e disse:
Nè di voti nè d’ostie oblivioneFebo adirò, ma l’onta onde gli afflisseIl suo sacro ministro Agamennone ,
Clic con dura ripulsa gli disdisseDella figlia il riscatto. Alta cagioneEcco de’ mali di clic noi furio,
E ancor nc ferirà 1’ offeso Iddio.
Nè prima darà posa al braccio irato,
Che si rimandi la fatai donzellaNon redenta nè compra al padre amato,Ed a Crisa spediscasi con quellaUna sacra ecatombe. Allor placatoForse il Nume vedrem che ne flagella.Tacque e s’assise. A quel parlar si feoScuro nel volto il gran figliuol d’Atreo .
E fra gli accolti croi volgendo secoFoschi pensieri, dispettoso alzossi.
D’ira il cor gonfio e della mente ciccoGli occhi rotava come bragia rossi.
Torse prima in Calcante il guardo bieco}Indi in tal fiero favellar sfrenossi:
Profeta di sciagure, unqua una solaNon mi schiuse il tuo labbro util parola.