TRADUZIONI VARIE
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E Achille a lei: M’è forza, ancor che amaroSdegno mi roda, seguitar contentoIl voler vostro, o Dive. Ai Numi è caroL’uom che ai Numi sommette il suo talento.Disse, e premendo del suo grande acciaroCon violenta man l’elsa d’argento,
Nel fodero il respinse, al prepotenteConsiglio di Minerva obbediente.
Mentre avvien che di Giove alle dimoreFra gli altri Sempiterni ella risaglia,Achille , in cui lo sdegno ancor non muore,Contra l’Atride in detti aspri si scaglia:Briaco ! cane agli occhi, e cervo al core !
Tu non osi mai dentro alla battagliaDar colla turba, ne in agguato porteCo’piu animosi} clic a te questo è morte.
Meglio è, lontano dal fragor de’ brandi,
A chi nel campo acheo si pigli ardireDi contraddirti, con soprusi infandiGli avuti doni in securtà rapire.
Ma se questa non fosse a cui comandiCodarda gente, tu, codardo sire,
Divorator de’ tuoi no non saresti,
E l’ultima dell’onte or fatta avresti.
Ma ben t’annunzio, e ne fo giuro al cieloPer questo scettro, che non può il montanoRamificar più mai tronco suo stelo,
Nè mai ripullular, da chè silvanoFerro gli tolse della scorza il velo,
Ed or strumento è di giustizia in manoDe’ regi achei che posti a guardia furoDelle leggi, per questo al ciel fo giuro}