traduzioni varie
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Di belle cicatrici, c adorno il crineDe’ ben mortati allori, in mezzo ai fortiDel suo valor compagni, alla natiaTerra sull’ali del desio volava.
Giunge il misero e vede ( ahi vista ! ) all’ araFra festevole turba incamminarsiL’infida amante a dar ebbra d’amoreLa man di sposa allo spergiuro amico.
Gelò d’orrore a tanto tradimentoLo sventurato, c rotta la festivaCalca, fuggì precipitoso e corseIncognito a cercar sott’altre stelleUn sepolcro e la pace. Ahi vana speme !
Nel veleggiar la sicula marinaFiero corsal l’afferra, ed in cateneA Tunisi lo traggo. Ivi pietosoRispettando il pirata il fato acerboDell’ illustre infelice ( e che non puoteAnche in bai’baro core il sacro drittoDella sciagura ! ), a scorno della tantaSconoscenza di quei che avea più cari,
Sciolse i suoi ceppi e in libertà lo pose.
Ma ne’ profondi abissi egli del pettoCupa tristezza e orrore alimentandoContro il patrio terren, fe sua dimoraUna tomba. Appressollo Ugo, e con voceChe in dolce suono al cor scendea, gli disse:
Uom di sventura, ti conosco: il tuoNome è Currado. Tu, fedel di Cristo,
Non seguisti dell’arabo ProfetaL’empia setta e l’error; quindi siccomeSuole avvivar la susurrante pioggiaLe languenti campagne a primavera,
Così pietà de’ mali altrui con giojaTutta celeste recherà confortoAl tuo cuor lacerato; e la divina