TRADUZIONI VARIE
D’odoriferi giunchi una capannaUn pcscator. Ne’placidi sereniDella notte tirava egli per l’ondeIn gran giro le reti alla guizzanteBarca seguaci, e nel mattino appressoDel tremolante lago in sulla rivaVendereccia esponea la scarsa preda,Lodandola a gran voce. A quella parte,Senza dar di sè stesso alcun sospetto ,Currado ( il mesto forestier nomato)Sollecito asciugò quel dì le retiStese davanti ad un portei, cui dietroA folti arbusti ascoso i vigilantiOcchi d’Ugo spiando avean scoverto.
Con ansioso cor quivi CurradoDella fuga aspettava e dell’arditoLiberamente l’ora. E in questa attesa,Ecco che alfln l’Imano, il melanconicoDell’ore banditor, quella che tantoFu desiata, in rauca voce annunziaDal Minareto. Udendo il calpestioDel già vicino Ugon, forte tremavaMatilde, e in sè dicea: Deh perchè tantoQuesto misero cor mi balza in seno ?
E colla man premendolo, fuggenteGuatavasi d’intorno. Indi, levandoSupplici i rai, pregò dal core, e disse:Lascia, pietoso Iddio, lascia che questoMi si spezzi sul petto al mio Toledo.
La prese Ugo per mano, e cheto chetoFra gl’intralciati arbuscoli al nascosoPortello la guidò, cauto 1’ aperse,
E qui le cadde alle ginocchia, e in lungoAffettuoso bacio in sull’estremoDell’ondeggiante gonna il labbro impresse.Di mortale pallor tinta Matilde