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TRADUZIONI VARIE
Disse, e cadendo sui ginocchi, il colloPresentò. Giubilava il generosoCor nel trionfo di sua salda fede ;
E membrando esser quello il santo locoOve il manto dell’ angiol, che partiva,
Fu da’suoi baci impresso, entro il pensieroVedea bella la morte, e sorridea.
Senza parola, senza moto il fieroTiranno in Ugo tenea fisso il guardo,
Ne’ sembianti convulso. A grado a gradoScoppiò l’interna rabbia, e al furibondoSì tremavan le membra, che l’orecchio,Non che l’occhio, il tremor n’ avria sentito.De’ suoi denti sonava orrendamenteNel folto bosco lo stridor. ProrappeFinalmente, non già co’fulminantiTuoni dell’ira, ma con altri ancoraPiù spaventosi , e freddo e torvo e truceCominciò: Sciagurato! e qual ti preseSperanza ? Per le man tu di DragutteOnorato morir? Pensiero umanoImmaginar non può l’orrendo scempioChe a te riserbo, traditore. — E in questaVeloce e ansante si partia. Ma tostoDelle catene ponderose il suonoStrepitoso s’intese. E mani e piediÀi carnefici offerse il sorridenteEroico veglio. Con riguardo quelliAvvicinarsi; e il trassero ne’cupi^
Di morte albergo, sotterranei pozzi.
La mite intanto fuggitiva, occultaDa folte reti, si giacea nel fondoDella volante cimba, e fiso il guardoNel dolce raggio della luna, i duriDi questa vita affanni a poco a pocoDileguarsi sentfa. Come nocchiero