TRADUZIONI VARIE
409
In lontane e crudeli onde sbattuto,
Se traverso alle nebbie mattutinePoco al sole duranti il porto vede,
Tutto s’allegra, e i corsi rischi obbh'a^
Così Matilde in dolce estasi i raiVolgeva al regno dell’eterna pace,
E l’armonie celesti in un soaveSilenzio risolute il cor gustavaCol gioir che si sente e non si vede.
Tolta all’artiglio del tiranno, e giuntaAlla sassosa riva, uscia MatildeDel barcollante navicel. CompresoDi riverenza in lei fissava il guardoCurrado, e di veder pareagli cosaTutta del ciel: cotanta dell’eccelsaTua consorte, o Toledo , era in quel puntoLa maestà, la grazia, il portamento.
Verso la bocca dell’aperto specoPer la scoscesa semita a faticaTraca la donna il delicato fianco,
Sì che spesso sostai- le fu bisognoSoffulta al braccio del fedel suo duce,
Che con sacro rispetto iva al suo lato.
Giunti alla grotta, nel quieto senoE spazioso di quest’antro, ei disse:
Fa di prender riposo. In breve tempoD’amor sull’ali a te verranne il tuoMagnanimo consorte, e tu beataA gioja il seguirai piena e infinita.
Levo quella i begli occhi un’ altra voltaDi lagrime sulfusi, e riferendoDall’ altare del cor grazie al Signore,
Giù nell’antro discese. E cespi e zolleE frantumi di rupe accortamenteAmmucchiò l’altro innanzi alla caverna,
E di verdi arboscelli un denso intreccio