TRADUZIONI VARIE
Nè furor di fortuna ne disgiunge,
Ove l’ultima lagrima ristagnaAir umana miseria, ove te solo,
Te solo ornai la tua Matilde aspetta.
Così dicendo, al doloroso asciugaLe lagrime scorrenti, e il caro voltoBacia e ribacia: alfin tutta si chiudeDel celeste suo duce infra le braccia,
E più bella raggiando in suo salire,
China il fulgor delle divine cigliaAlla valle onde fugge, e si dileguaCome baleno che la notte insolca.
Dalla rupe Cornelia la seguiaColl’ acume degli occhi. A lei le palmeProtendea lagrimando , e lamentavaCosì nel pianto : Ai colpi di sventuraFui segno anch’io, mostrando animo invittoNella morte de’ figli, e de’grandi aviNobilitai l’esempio : arsi in desioChe la madre de’ Gracchi in fra le primePrima ai venturi secoli venisseLieta d’immortai luce, e il popol mioMe pur viva onorò: lassa! ma quanto,
Quanto maggiori le costei sciagure!
Abbandonata in orrida spelonca
Cieca d’ombre tremende, ella va lieta
Del Dio , ch’io, lassa ! non conobbi, in braccio.
La sua stella è sicura, il suo conforto
E l’amore in che vive, c la sua meta
Una vita miglior. Misera, oli come
Errai lungi dal vero, e la superba
Mia rinomanza si dissolve in fumo!
Più soave di mesta arpa notturna,
Che nel silenzio delle cose innalzaMollissimo di sue corde il lamento,
Mormorar per le quete aure d’intorno