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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE

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Pag. 66.

*4 Questa Canzonetta fu riprodotta nella edizione Bodoniana del 1787:c nella edizione della Società Tipografica dei Classici italiani sta a carte32 ^ ho seguita la lezione di quest’ultima. L’Editore.

Pag. ; 4 -

*5 Canzonetta riprodotta nella Bodoniana , e che nell’ eJizionc dellatipografia dei Classici sta a carte 60; anche qui si è seguita l’ultima le-zione.

Pag. 89.

16 Scritta in Roma ad insinuazione di Ennio Quirino Visconti, e col-locata nel Museo Vaticano in una tavoletta dietro il busto di Pericle .Avendo seguita la lezione della tipografia dei Classici, credo ben fattodi qui riprodurre questo componimento come fu stampato la prima voltan e* Voti Quinquennali celebrati dagli Arcadi in Roma , nel Bosco Parrasio,l’anno 1780, non senza avvertire che la lezione dei Classici è conforme,salvo piccolissime mutazioni, alla Bodoniana del 1787. L'Editore.

Io degli eroi di Grecia Fra l’inclita famigliaD’Atene, a i prischi secoli,Splendore e maraviglia;

Dai ciechi regni io PericleDegli estinti ritornoL’ingenua luce amabileA riveder del giorno.

In seno alla reconditaCampagna tiburtinaMi seppellì la barbaraVandalica ruina.

Ne riccrcaro i posteriGelosi il sito e l’orme,

E paventar la perditaDelle scolpite forme.

Roma di me sollecitaSen dolse, e ai figli suiNarrò V infando eccidio ,

Ove ravvolto io fui.

Sen dolse la difficileArte che ottien virtudeDi dar sembianza ed animaAl marmo freddo e rude.

Ma invan; chè occulto e memoreDe l’Unno infesto c truceTemei novella ingiuria,

E disprezzai la luce :

Ed aspettai beneficaEtade, in cui l’amicaDimenticar di CassioMagnificenza antica.

Monti. Poesie varie .

Al mio desir propiziaLa chiesta etade uscio,

E tu su ’l biondo Tevere La conducesti, o Pio.

Per lei già l’altre scorronoMen luminose c conte,Perchè di Pio non portanoL’augusto nome in fronte.

Per lei di greco arteficeLe belle opre feliciVan del furor de* secoliE dcll’obblio vittrici.

Vedi dal suolo emergereAncor parlanti e viveDi Periandro e AntisteneLe scultc forme argive.

Da rotte glebe incogniteQua mira uscir Biante ,

Ed ostentar 1 ’ intrepidoDisprczzator sembiante.

Là sollevarsi d’EschineLa testa ardita c balda,Che col rivai Demostene La lingua irrita e scalda.

Forse restar doveamiFra tanti io solo ascoso,

Ed un momento attenderePiù fausto e glorioso ?

Io che cent’altri accendersiFarò di giusta invidia ,Perchè son opra e studioDe lo scalpel di Fidia ?

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