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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE

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Qui la formosa AspasiaConsorte a me diletta,

Degna del cor di Pericle ,

Al fianco suo m’aspetta.

Fra cento volti argolici,

Rimessa ella qui siede ,

E par che afflitta lagnisiChe il volto mio non vede.

Ma lo vedrà; che immemoreNon son del prisco ardore :Ancor lo nutre, e serbaloDopo la tomba amore.

Dunque a colei ritornanoI fati ad accoppiarmi,

Per cui di Samo e CarniaRuppi l’orgoglio e l'armi?Dunque spiranti e lucideMi scorgerò d’intornoDi tanti croi le immaginiChe fur Pclasghi un giorno ?Tardi nepoti e secoliChe dopo Pio verrete,Quando lo sguardo attonitoIndietro volgerete,

Oh come Ga che ignobileAllor vi sembri c mestaLa bella età di PericleIn paragon di questa !

Eppur d’Atenc i portici,

I templi e l’ardue muraNon mai più belli apparveroChe quando io l’ebbi in cura.Per me qua tersi e morbidiSotto la man dei fabriVolto c vigor prcndeano

I massi informi e scabri.

Là ubbidiente e docile

II bronzo ricevea

I capei crespi e tremoliDi qualche ninfa o dea.

Al cenno mio le parie >Montagne i fianchi aprirò,

E da le rotte viscereLe gran colonne offrirò.

Si lamentaro i tessaliAlpestri gioghi anch’ essi,Impoveriti e vedoviDi pini e di cipressi.

11 fragor de P incudini,

De’ carri il cigolio,

De’ marmi offesi il gemerePer tutto allor s’udio.

Il cielo arrise. IndustriaCorse le vie d’Atene ,

E n’ebbe Sparta invidiaDalle propinque arene.

Ma che giovò? dimentichiDella mia patria i Numi,

Di Roma alfin prescelseroGli altari ed i costumi.

Grecia fu vinta, e videsiDi Grecia la ruinaRender superba e splendidaLa povertà latina.

Pianser deserte e squallideAllor le spiagge acliivc,

F, le bell’arti corseroDel Tebro in su le rive.

Qui poser franche e libereIl fuggitivo piede ,

E accolte si compiacqueroDella cangiata sede.

Ed or fastose obblianoL’onta del goto orrore,

Or che il gran Pio le vendicaDel vilipeso onore.

Vivi, o Signor. TardissimoAl mondo il ciel ti furi,

E con l’amor de i popoliIl viver tuo misuri.

Spirto profano e luridoA P ombre avvezzo io sono ;Ma i voti miei non temonoLa luce del tuo trono.

Anche del greco ElisioNel disprezzato regnoV’é qualche illustre spiritoChe d’onorarti è degno.

Pag. gì.

■7 Poco prima dell’invenzione del busto di Pericle nelle ruine dellavilla di Cassio in vicinanza di Tivoli crasi ritrovato quello d'Aspasia negli scavi di Civitavecchia .

Pag. i3i.

18 Si accennano i temi proposti in Roma all’ illustre improvvisatricc.