NOTE.
4a6
lezione Bodoniana. Nel Saggio livornese questi componimenti trovavansigià inseriti dall’ Autore con disposizione e lezione da cui egli si è moltoallontanalo di poi, onde non sarà discaro ai Lettori il vederli qui ripor-tati anche sotto quella primitiva lor forma. l’ Editore.
I.
Et lacryma: prosunt.
Ovid. De Art. Ara. I, r. 650.
Or jon pur solo, e in queste selve amicheNon v* è chi ascolti i mici lugubri accentiAltro che i tronchi delle piante antiche.
Flebile fra le tetre ombre dolenti
Regna il silenzio, e a lagrimar m*invogliaRotto dal cupo mormorio de’ venti.
Qui dunque posso piangere a mia voglia,
( Qui posso lamentarmi, e alla*fedeleForesta confidar 1* aspra mia doglia.
Donde prima degg’ io, ninfa crudele,
11 tuo sdegno accusar? donde fia maiCh’ io cominci le mie giuste querele ?
Sai clic d’amore io son perduto, e saiPer chi porto nel cor queste catene.
Che sì dolci e gradite io mi sperai.
E tu eh’ al pregar mio, eh’alle mie penePiù eh’ uno scoglio in mar sorda pur sei,Tu mi guidi a morir, crudo mio Lene.
Già per questo io non voglio, e non potreiLasciar d’amarti; ch’anche dispietataT’ amo , come pietosa io t’ amerei.
Ma dimmi almeno, che ti feci, ingrata?Dimmi il delitto e la cagion per cuiQuest’ asprezza, quest’ ira ho meritata.
Fido ogn’ istante sulle tracce io fui
Del tuo bel piede, c sol per te neglettiFuro sovente li vestigi altrui.
A te sola io donai tutti gli affetti,
E or in’ è dolce il penar pel tuo sembiantePiù che il gioire di mill’ altri oggetti.
E perchè dunque dal mio cor costanteCosì diverso è il tuo? perchè le partiDi nemica tu compi, ed io d’ amante ?
Qual natura, qual dio potè celartiSotto aspetto sì mite alma si dura.
Che non giunga 1’ altrui pianto a toccarti?
Ve’ eli* io ne verso per quest’ ombra oscuraUn rio dagli occhi, e sol dal tuo rigoreHan le lagrime mie fonte e misura.
Per te, per que’ bei lumi, onde il mio coreSenza mercede (ahi rimembranza amara!)Sì forte apprese a aspirar d’araorc;