NOTE
Por quella bocca di parole avara,
Che a vestirsi talor d’un dolce accentoFiglio della pietà mai non impara ;
Pace pace una volta al mio tormento :
Stanco di più patir, da’suoi legamiFuggc il mio spirto, e si dilegua al vento.
Giù non chieggo, o mia vita, die tu m’ ami :
Degno io non son di tanto l>en, nc speriOttenerlo il cor mio, benché lo brami.
Sulle penne d’ amor sciolti c leggieriVadan cercando pur, eh’ io ti perdono,
Oggetto più felice i tuoi pensieri.
Chieggo meno da te : volgiti » e in donoDammi uno sguardo sol che mi conforte;
Dimmi sol che non m* odii, e pago io sono.
Di’ che non vuoi, nb cerchi la mia morte;
Di’ che se t’amo, io non t’ offendo , e ch'ioDcggio sperar che cangi la mia sorte.
Tacete, o venticei; taciti, o rio;
Lascia che del mio ben la voce io senta ;
Lascia che parli a me l’idolo mio:
Si, che pietosa 1’ alma sua diventa;
Si, che vinta s’arrende a’mici martiri,
E del primo rigor par che si penta.
Oh soavi speranze ! oh bei desiri !
Oh amor cortese ! e in questo orror solingoOh ben sparsi finor pianti e sospiri !
Misero ! che ragiono ? a che lusingoLa mia barbara doglia, e una giocondaIdea sognata al mio pensier dipingo ?
Ahi eh’ io non odo che tra fronda e fronda11 patetico suon dell’aure erranti,
E il lamentoso strepitar dell’ onda IAmiche aurctte, ruscelletti amanti,
V’intendo, oh diol v’intendo: ah voi non siete,Come questa crudel, sordi a’ miei pianti.
Col roco mormorar voi mi volete
Dir che al mondo per me tutto è perduto,
E che vicino il mio finir scorgete.
Vicn dunque, o Morte; in me quel ferro acutoStendi pietosa, e la mia polve ornaiAbbia pace in sepolcro oscuro e muto.
De’ miei giorni crescenti io non passaiAncor 1* aurora : ma finor s’io vissiSol tra gli affanni, ho già vissuto assai.
Degli allori di Pindo all’ ombra io scrissiCose non vili, ed in lontana arena11 suon talvolta del mio nome udissiFranca il ciel mi donò mente serena,
E natura d’ingegno e d’intellettoScarsa non diemmi cd infeconda vena.