NOTE
Mandami una cortese aura che giri
Lieve intorno al mio labbro, e dolcementeSopra l’ale riceva i miei sospiri.
E mormorando in suon fioco e dolente,
Sposso all’orecchio di colei li porteChe mi fu così cruda ed inclemente.
Giusti Numi ! deh tragga la mia morteDi pianto agli occhi suoi sola una stilla:
E lieto allora di si bella sorteScenderò negli Elisi ombra tranquilla.
IL
Spirititi infehx peregrinai ibit in attrai.Ovid . Heroid. Ep. x, v. ai.
Io vivo ? io spiro ancora? e le dolentiOmbre riveggio ancor della foresta,
Ombre sol del mio pianto confidenti ?
Oh Morte ! per pietà vibra su questaSalma afflitta il tuo ferro, e sia recisoLo stame d 5 mia vita egra e molesta.
Che deggio io far dall’ amor mio diviso ?
Che farò senza te, solo mio bene,
Senza i dolci tuoi sguardi, il tuo sorriso fEcco ramingo su lontane arene
11 tuo povero amante, il tuo fedele.
Ned egli più di rivederti ha spenc.
Sazia di tanti alfìn preghi e querele ,
La Parca in man la forbice già piglia....
Ferma, per poco ancor ferma, o crudele.
Pria che sopra le languide mie cigliaL’orror s’ aggravi dell’ eterna notte,
E dell’ ombre mi spinga alla famiglia,
Lascia che in queste taciturne grotteL’ estrema volta a lamentarsi mecoL* aure io chiami dal mio pianto interrotte.
Oh dolci amiche di secreto speco,
Chi fia di voi che voli, aure pietose,
Fuor di quest’antro tenebroso e cieco?
Chi fia di voi che sopra ali gelosePorti all’ orecchio del bell’ idul mioL’ultime del dolor voci angosciose ?
Qualunque sei che al grato ufficio c pio,
Cortese auretta, il voi sciogliere or devi,
E girtene là dove ir non poss’ io ;
Pria di spiccar da questo orror le lieviRapide piume, dehl che sian ben tutteDe’ miei caldi sospir focose e grevi IDeh che sul dorso d’Appennin le brutteNon ti riscontrin d’Aquilone e NotoSpaventose a mirarsi orride lutto I
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