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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE

Mandami una cortese aura che giri

Lieve intorno al mio labbro, e dolcementeSopra l’ale riceva i miei sospiri.

E mormorando in suon fioco e dolente,

Sposso all’orecchio di colei li porteChe mi fu così cruda ed inclemente.

Giusti Numi ! deh tragga la mia morteDi pianto agli occhi suoi sola una stilla:

E lieto allora di si bella sorteScenderò negli Elisi ombra tranquilla.

IL

Spirititi infehx peregrinai ibit in attrai.Ovid . Heroid. Ep. x, v. ai.

Io vivo ? io spiro ancora? e le dolentiOmbre riveggio ancor della foresta,

Ombre sol del mio pianto confidenti ?

Oh Morte ! per pietà vibra su questaSalma afflitta il tuo ferro, e sia recisoLo stame d 5 mia vita egra e molesta.

Che deggio io far dall’ amor mio diviso ?

Che farò senza te, solo mio bene,

Senza i dolci tuoi sguardi, il tuo sorriso fEcco ramingo su lontane arene

11 tuo povero amante, il tuo fedele.

Ned egli più di rivederti ha spenc.

Sazia di tanti alfìn preghi e querele ,

La Parca in man la forbice già piglia....

Ferma, per poco ancor ferma, o crudele.

Pria che sopra le languide mie cigliaL’orror s’ aggravi dell’ eterna notte,

E dell’ ombre mi spinga alla famiglia,

Lascia che in queste taciturne grotteL’ estrema volta a lamentarsi mecoL* aure io chiami dal mio pianto interrotte.

Oh dolci amiche di secreto speco,

Chi fia di voi che voli, aure pietose,

Fuor di quest’antro tenebroso e cieco?

Chi fia di voi che sopra ali gelosePorti all’ orecchio del bell’ idul mioL’ultime del dolor voci angosciose ?

Qualunque sei che al grato ufficio c pio,

Cortese auretta, il voi sciogliere or devi,

E girtene là dove ir non poss’ io ;

Pria di spiccar da questo orror le lieviRapide piume, dehl che sian ben tutteDe’ miei caldi sospir focose e grevi IDeh che sul dorso d’Appennin le brutteNon ti riscontrin d’Aquilone e NotoSpaventose a mirarsi orride lutto I

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