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SATIRE
DI A. PERSIO FLACCO
PROLOGO
Nè le labbra io tuffai nell’ Ippocrene,
Nè sul «loppio Parnaso aver dormitoSovviemmi, onde repente uscir poeta.
E le Muse e la pallida PireneLascio a color cui lambe la seguaceEdra l’effigie. Io mezzo paesanoDe’ vati al tempio le mie ciance arreco.
Chi netto VA ve al pappagallo insegna,
E alle piche il tentar nostre parole?
D’ arti fabbro, e dator d’ingegno il ventre,Delle negate voci imitatore.
Rifulga del doloso auro la speme,
E scioglier ti parranno ascreo concento è.Corvi poeti, e piche poetesse.
PROLOG US
Nec Jontc labro, prolui caballino,
Nec in bicipiti sommasse ParnassoMenimi, ut repente sic poeta prodirem.Hehconidasque , pallidamque PircnenIllis relinquo, quorum imagines lambuntIlederce sequaces: ipse semipaganusAd sacra valimi cannai afferò nostrum.
Quis expedivit psiltaco situili Xaìpc,Picasque docuit verbo nostra conari?
Magister artis, ingeiuque largitorFa iter, negatas artifex sequi voces.
Quod si dolosi spcs refuìserit nummi,
Lorvos poétas, et poetrias picasCantare crcdas Pegaseìum melos.
Mosti. Poesie varie.
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