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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE ALLA SATIRA III,

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V. lo5. In poi lam rigidos calces extendit : . . .

Quest’uso di collocare i cadaveri, clic si dovevano trasportare, co’piedi vólti all’uscita della casa, era antichissimo. Omero ne fa menzionenel XIX dell’Iliade, ove Achille addolorato per l’estinto amico così parla:

D* acuto acciar trafitto egli ini giaceNella tenda co’ piè vólti all’uscita.

E ciò qui basti; chi più ne volesse, legga la Nota dell’erudito Casaubono.

V. 106. Hesterni . Quirìles.

Cioè i servi divenuti liberi per testamento del padrone la vigilia dellasua morte. Erano essi che poi il portavano alla sepoltura col berrettoin capo, indizio della fresca lor libertà.

V. 107. Tango * .

Qui comincia 1* applicazione della scena tra il malato cd il medico ;ed è il pedagogo che interroga il suo discepolo, a cui vuol provare chequantunque sano di corpo, egli, il giovinetto, è infermo dell’ animo. 1commentatori, che fanno proseguire il dialogo tra il malato cd il medi-co , hanno dimenticato che quel meschino è già morto c sepolto. Vafuori d’ogni credibile lo strano pasticcio che ha fatto il Saìvini nel di-stribuire le interpunzioni del dialogo tra l’infermo e il dottore, poi del-l’altro tra il pedagogo ed il giovine. Mi sia permesso di riportarli, ondela pedanteria si abbia un saggio dell’orrenda maniera, con che i suoi ar-chimandriti assassinano le belle lettere.

.... Ped. O buon uom, tu impallidisci.

1Mal. Non e nulla. Pcd. Pur mira che ciò sia,

Che che poi sia. Mcd. Tacitamente sorgeA te la gialla pelle. Ped. Ma tu peggioSei imbiancato. Med , Tu il tutor non fammi.

Ped. Quello già sotterrai; tu ora resti.

Giov. Or tira innanzi pure: io taccrommi.

Giov. Tastami il polso, poveretto, c poniLa man sul petto. Mcd. Non è caldo questo.

Giov. L’estremità de’ piedi e delle maniTocca ancora. Med. Non sono queste fredde.

Ped. Se a sorte fu veduta la pecunia, cc.

E tutta la sua traduzione, che Dio lo benedica , cammina di questogusto.