NOTE ALLA SATIRA III,
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V. lo5. In poi lam rigidos calces extendit : . . .
Quest’uso di collocare i cadaveri, clic si dovevano trasportare, co’piedi vólti all’uscita della casa, era antichissimo. Omero ne fa menzionenel XIX dell’Iliade, ove Achille addolorato per l’estinto amico così parla:
D* acuto acciar trafitto egli ini giaceNella tenda co’ piè vólti all’uscita.
E ciò qui basti; chi più ne volesse, legga la Nota dell’erudito Casaubono.
V. 106. Hesterni . Quirìles.
Cioè i servi divenuti liberi per testamento del padrone la vigilia dellasua morte. Erano essi che poi il portavano alla sepoltura col berrettoin capo, indizio della fresca lor libertà.
V. 107. Tango * .
Qui comincia 1* applicazione della scena tra il malato cd il medico ;ed è il pedagogo che interroga il suo discepolo, a cui vuol provare chequantunque sano di corpo, egli, il giovinetto, è infermo dell’ animo. 1commentatori, che fanno proseguire il dialogo tra il malato cd il medi-co , hanno dimenticato che quel meschino è già morto c sepolto. Vafuori d’ogni credibile lo strano pasticcio che ha fatto il Saìvini nel di-stribuire le interpunzioni del dialogo tra l’infermo e il dottore, poi del-l’altro tra il pedagogo ed il giovine. Mi sia permesso di riportarli, ondela pedanteria si abbia un saggio dell’orrenda maniera, con che i suoi ar-chimandriti assassinano le belle lettere.
.... Ped. O buon uom, tu impallidisci.
1Mal. Non e nulla. Pcd. Pur mira che ciò sia,
Che che poi sia. Mcd. Tacitamente sorgeA te la gialla pelle. Ped. Ma tu peggioSei imbiancato. Med , Tu il tutor non fammi.
Ped. Quello già sotterrai; tu ora resti.
Giov. Or tira innanzi pure: io taccrommi.
Giov. Tastami il polso, poveretto, c poniLa man sul petto. Mcd. Non è caldo questo.
Giov. L’estremità de’ piedi e delle maniTocca ancora. Med. Non sono queste fredde.
Ped. Se a sorte fu veduta la pecunia, cc.
E tutta la sua traduzione, che Dio lo benedica , cammina di questogusto.