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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE ALLA SATIRA QUARTA

Assunta la persona di Socrate rimproverante Alcibiade, inveisce Per-sio contra un giovine presuntuoso, che superbo de’ suoi illustri natali ,ma privo d’esperienza e di senno, accatta il favore del popolo , e im-prende il maneggio della Repubblica . In questo temerario ambizioso rav-visano Nerone gl’interpreti pressoché tutti, e la satira è veramente sparsadi qualche tratto che pur potrebbe persuaderne l’applicazione. Tale ,per dirne alcuno, sarebbe il Dinomaclies ego suiti, ove il pensiero corresubito ad Agrippina ; e il maiestale manus, cenno d’imperio convenienteal signore del mondo più assai che ad un privato Ateniese ; e il magnipupille Perieli, ove può nascer sospetto che il poeta sotto il nome diPericle voglia disegnarne Seneca, tutor di Nerone . Con tutto ciò questepretese allusioni sono si tenui e fuggitivé, clr egli e impossibile il con-ciliarne la temperanza co’vizj di Nerone e coll’austera indole liberissimadel nostro Satirico, insofferente d’ ogni morale depravazione, c tale danon patteggiare cogli scellerati. Il Casaubono, percosso ancor esso dalladiscreta mordacità di questa satira, e ostinato pure nel credere che Ne-rone vi sia preso di mira, si appiglia al partito di opinare che Persio la scrivesse ne’ primi anni della tirannide di quel mostro , i quali purebbero una certa apparenza di mansuetudine c di virtù , ma non taleda far abbaglio a chi sa vedere oltre la scorza. La virtù vera porta inviso un certo carattere, che l’ipocrita, per destro eh’ ei sia, non giungemai a bene imitare. E in tutti i tempi e per tutto v’ ha una classe dinon servi intelletti, che separata dal volgo, ed intatta dagli stimoli del-l’ambizione, osserva e giudica e dirige senza strepito il corso dell’opi-nione; la quale erigendo nel segreto più intimo de’pensieri il suo in-visibile tribunale, condanna all’ infamia il delitto sul trono, c incoronala virtù sul patibolo; comanda a tutti, non obbedisce a veruno. Le ipo-crite virtù di Nerone , le quali ne’primordj della sua dominazione in-cantavano la moltitudine , non sedussero certo i gravissimi personaggiche nelle stanze di Persio si radunavano, e giudicavano delle azioni delprincipe. E Persio in quotidiana consuetudine con Trasea Peto che gliera cugino ed amavalo siccome figlio, Persio parente stretto di Arria ,al cui nome solo tutte si svegliano le idee di libertà e di coraggio, Per-sio alunno di Cornuto stoico severissimo , Persio intrinseco di ClaudioAgatcrno spartano, di Petronio Aristocrate di Magnesia, e di Plozio Ma-crino, e di Cesio Basso, uomini tutti di alto e rigoroso sapere, Persio condiscepolo intimo di Lucano, anima liberissima, e di Nerone capitalenemico, Persio finalmente dotato egli stesso di probità inesorabile c di