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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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NOTE

è difetto, prescrivendosi che il verso didascalico debba serpeggiare perterra. Ed io amo ancor io di vederlo qualche volta per terra , ma noncosi spesso, nè in forma di rettile, nò stramazzato, nè privo di tuttapoetica fisonomia. Chi più tenue di Virgilio nelle Georgiche, e chi piùmolle, più fluido, più sonante nel tempo stesso? E pazienza ai versizoppi nel didascalico ; ma nell’eroico? e senza effetto, senza bisogno,senza ragione?

Se da Orazio s’impara a beffarsi del vizio, da Persio ad amar la virtù,da Giovenale impareremo a sdegnarci contra il delitto: e di lui adessodirò, poiché nell’argomento a cui posi mano mi parrebbe fallo il ta-cerne.

La colpa sotto la penna dello storico, del poeta, dell’oratore è unafonte abbondante d’idee altissime e generose. Quante belle forine d’in-dignazione non ha somministrato all’eloquenza di Tullio la rapacità diVerro, il delitto di Catilina, e a quella di Tacito la crudele politicadi Tiberio ? Di quante belle opere non andiamo noi debitori alla bile?Ella e stata la Musa di Giovenale e di Dante . La natura non avevanoposto ne’ loro petti che le scintille. L’acciajo che le fece scoppiare, fu-rono le atroci pazzie di Domiziano e l’ingiusta persecuzione de’Fioren-tini. Dappertutto i sentimenti degli scrittori prendono qualità dal go-verno sotto cui vivono; e certe caratteristiche distintive, le quali pajonoimpresse dalla natura , non sono sovente clic puro effetto delle circo-stanze politiche. La temperata dominazione d’Augusto escludeva dagliscritti quella collera e virulenza che vediam regnare nelle opere poste-riori; e Giovenale alla corte di quel munifico protettor degl’ingegni sa-rebbe stalo forse ancor esso nulla più che un polito e subdolo corti-giano. All'epoca d’Augusto sondo succeduta quella di Nerone , e poi l’al-tra di Domiziano , l’eccesso della miseria pubblica e la totale dissolu-zion de’costumi inferocì gl’intelletti, e dal seno medesimo della piùorribile servitù nacque la libertà degl’ingegni, e il bisogno d’esscr fieri,onde non essere conculcati.

Si rimprovera a Giovenale il menare con troppo sdegno la sferza, epare clic questi mansueti censori dimandino indulgenza pel vizio, quasitimorosi dello staffile per sè medesimi. Ma una buona coscienza, chevive tranquilla

Sello l’usbergo del sentirsi pura,

si compiace a queste magnanime indignazioni, ed ama di veder il viziofremere e impallidire sotto il flagello. Nocet Louis qui parcit pessimis,dice Seneca; e cessa di esser buono, aggiunge Plutarco , chi transigecoll’ uomo perverso. Considerando le abbominazioni del secolo di Gio-venale , è follia il desiderare nelle sue satire 1’ urbanità che distinsequelle di Orazio . Un imperadore romano, Tarbitro della terra, clic perlo stanze cesaree si diverte a dar la caccia alle mosche, egli è spetta-colo cerlamentc degno di riso. Ma come si pensa che mentre Domiziano trastullasi con le mosche, si strascina al patibolo l’innocenza; clic dallesegrete accuse d’un delatore dipende la vita e l’onore de’cittadini; clic