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1 (1839) Poesie varie / di Vincenzo Monti
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ALLA SATIRA V.

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le sostanze de’ vivi e de* morti $’ ingoiano dal fisco imperiale onde sa-ziare l’avidità del soldato; che l’unica strada di non perire è il mesticrdel bardassa, del ruffiano, dell’adultero, della spia; come, io dico, ilpensiero si arresta su queste scene d’ orrore , la facezia muore sul lab-bro, e le ridenti immagini, i lepori, gli scherzi sono un insulto alla co-mune calamità. Il rimanersi insensibile e indifferente nel lutto pubblico,e dar opera allo studio senza mescolarvi gl’ interessi del cuore, non èprivilegio che degl’ingegni unicamente consecrati alle scienze positive;i quali battendo una strada separata ed intatta dalle grandi burraschedelle passioni, reputano pensiero perduto ed inutile tutto quello clic nonè calcolo. Immersi profondamente nel contemplare le leggi del mondofisico, poco assai li perturba lo strepito del mondo morale; e sia Cali-gola o Marc’Aurelio che governa l’Imperio, ciò nulla monta per un geo-metra, purché lo si lasci descrivere delle curve. Siracusa va tutta aferro ed a fuoco, c Archimede si sta a tirar linee sulla polvere. Loscrittore al contrario che intende alla meditazione de’ morali fenomeni,non si commove punto de’ fìsici. Corre un domestico ad avvisare PierCornelio che la casa s’incendia; c, Discorretene con mia moglie * gli ri-sponde il poeta senza muoversi dallo scrittojo.

Giovenale si compone, gli è vero, alcuna volta alla beffa; ma la suabuffoneria leva la pelle: è un ri§0 che ti morde e li strazia. Fa contodi veder Diogene che sacrifica alle Grazie col bastone alla mano c ma-ledicendo chi passa. Giovenale si avventa sì fiero ai malvagi con cui sela piglia, che trafigge di compagnia cd infilza nel medesimo strale chiun-que gli si para davanti contaminato di qualche vizio. Così ne’ suoi versinon frizzo, non parola, per così dire, che tutta non grondi di vivo san-gue. Il suo stile è rovente, il suo pennello non disegna che grandi scel-leratezze: egli considera la virtù coinè cosa morta del tutto, e parcelleei si reputi rimasto vivo egli solo per vendicarla. Ma v’è un punto divista, sotto il quale egli merita una peculiare attenzione. La poesia hadivinizzato sovente, pur troppo! la tirannia. Giovenale ha espialo que-sto delitto: egli ha saldato con la ragione il debito contratto da Virgi-lio cd Orazio.

Lo spirito umano che cerca irrequieto la novità e si piace del para-dosso, si è esercitato più volte nel panegirico dei mali che affliggono1’ umanità. Non v’ ha disastro oggimai nè morale nè fisico clic in tantalibidine di stravaganze non abbia trovato il suo lodatore. Si è deificatal’ignoranza, la pazzia, l’infedeltà. Sono state magnificamente encomiatela febbre, la guerra, la pestilenza; e acutissimi ingegni si sono seria-mente occupati nel dimostrare analiticamente V utilità delle pubblichedisavventure. Se ascoltiamo gli apologisti del lusso, niuna cosa c piùnecessaria alla prosperità degli Stati. Egli fa fiorire le arti, egli è l’a-nima del commercio, ci mette in circolo la ricchezza per tutte le classide’cittadini; il lusso in somma è la vita delle nazioni. Non è del mioistituto l’esaminare la solidità di questi principj ; ina Giovenale che ciha lasciata una viva e calda pittura delle orribili profusioni e scialacquide’ suoi tempi infelici, guardava certamente il lusso di altr’ occhio che