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quello di Mandcvillc. Altronde il lusso di Domiziano e dc’potcnti suoischiavi, tutto sangue del popolo, e vicenda perpetua delle più nefandelibidini, era ben altro che il lusso predicato da Stewart e da Humc ,lusso circoscritto dalle leggi del pudore e dai sociali riguardi e dal ri-spetto dell’opinione. Perciò il dimandare nel caso di Giovenale modera-zione di bile e atticismo di modi, egli è un pretendere ne’ lupanaridella Suburra o nelle cene d’Atreo le grazie d’Anacreonte.
Ma un’accusa gravissima si promuove da’ censori di Giovenale control’aperta oscenità di molti suoi versi. Cessi il ciclo ch’io di ciò prenda ascolparlo. Raccomanda male i costumi chi calpesta la verecondia. Mi siaperò lecito d’osservare che Giovenale ha comune questa colpa con altrimolti, a’ quali siamo cortesi di larga indulgenza, e comune con Orazio principalmente, colla cospicua differenza che in Orazio la disonestà èuna galanteria, un trastullo, e spesse volte un consiglio ; ma in Giove-nale una virtuosa e severa detestazione. Aggiungi che il secondo scri-veva in secolo corrottissimo, in cui le leggi eran mute , e 1’ antica ve-recondia romana interamente disfatta. Per avvivare negli animi le scin-tille già spente della virtù, era dunque mestieri presentare il quadrodel vizio in tutta la sua turpitudine, onde farlo efficacemente odioso edorribile. Del resto al v. 35 della quarta di queste satire ho dichiaratoschiettamente il mio animo su questo punto.
Dopo tutto ciò ( giacché è pur tempo di terminare ) che verremo noia concludere? Qual terremo più in pregio de’tre Satirici ? Noi amiamo,noi stimiamo noi stessi ne’ libri che più ci contentano, e riveliamo senzabadarvi i segreti del nostro cuore. Un letterario giudizio, ove soprat-tutto intervenga la parte morale, non è dunque assai volte che unagratuita imprudente manifestazione di ciò che coviamo dentro di noi.Tuttavolta affinchè niuno m’incolpi d’aver voluto elevare o deprimerecon passione, ove dal fin qui detto non apparisse chiaro abbastanza ilmio pensamento, finirò d’aprirlo senza pretensione e timore.
L’Einsio, incantato d’Orazio, nulla vede in Giovenale ed in Persio che meriti 1’ onore del paragone. Il Casaubono aggiudica a Persio lapalma su gli altri due. Salta in mezzo il Rigalzio con lo Scaligero, edichiarano in principe de’ Satirici Giovenale. Un gran volgo di altrieruditi in qualità d’interpreti e traduttori si gettano chi di qua chi dilà, anteponendo sempre (conclude il signor Dusaulx a questo proposito)l’autore che più fatica lor costa. Se le cure che ho perdute su Persio ,dovessero far norma del mio giudizio, ognun vede a chi s’ andrebbe ilmio voto. Ma in opere di soggetto morale due doveri io distinguo nelloscrittore: l’istruzione e il diletto, i bisogni del cuore e quei dello spi-rito. Se contemplo questi tre ingegni puramente come satirici, la litedi primazia può agitarsi tra Giovenale ed Orazio. Il mio Persio è troppomodesto per non entrare in competenza ; ma ricordiamci eh’ egli scri-veva colla prima lanugine sulla barba, e i suoi rivali colla canizie. Semuovesi disputa dell’artificio poetico e dello stile, sarebbe delirio il con-tendere con Orazio. Ma lo stile di Persio , derivato perennemente dal-l’oraziano, è più castigato che quello di Giovenale , oltre una certa tutta