APPENDICE
Sarcasmo ad Oloferne.
Basta, invitto Oloferne: ecco già stendeBetulia, ancor non paga in sua ventura,
La mano ai ceppi, e dal tuo labbro attendeO morte, o vita inonorata, oscura.
Già vincitrice la tua gente ascendeSulle sparse d’ estinti infrante mura ^
E tanta ognuno al tuo valor già rendeLaude, che ogni altro tuo gran vanto oscura.
Stringi pur dunque la sudata palmaInvan contesa, e ten compiaci ornai,
Orrida qui giacendo inutil salma.
Andrai superbo di tua illustre sorte,
E per tua gloria rammentar potraiQual già t’ addusse imbelle donna a morte.
Questo seggio, signore, ai merti tuoiPiù che alle brame del tuo cor serbato,Questo è l’ouor che a rallegrar gli eroiSorge dall’ agitata urna del fato.
Più secura a regnar torna fra noi
Giustizia, e su te, larga oltre l’usato,Sparge la luce de’ pensieri suoi,
E grave in volto ti si asside a lato.
Pace, di amore alle bell’opre intenta,
Di clemenza e pietà teco favella,
E i genj a te del genitor rammenta.
Pace a Giustizia il rigor tempra : e quellaI comun voti a secondar non lentaFra le cure d’amor fassi più bella.