LETTERE
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ALLO STESSO
3i marzo (i).
Carissimo fratello. — Scrivo a Melloni che vi mandisubito la mia tragedia. Il lavoro di un’altra, che ho giàfinita, mi ha fatto finora esser lento nello scrivere. La de-dicherò al Duca di Parma, e presto la manderò a quellostampatore.
Io vivo in Roma senza saper più cosa sia Roma . Sonocosì noiato dello strepito, che sospiro la solitudine, e finiròcol farmi romito di Spoleti.
Salutate caramente la madre, ed amatemi. Addio.
ALLO STESSO
4 maggio 1791.
Carissimo fratello. — Ho ricevuto le num. 7.5 Doppietrasmessemi, e ve ne ringrazio quanto so e posso, atten-dendo il ragguaglio de’nostri conti per poter camminar incorrente colla mia economia^ alla quale pur troppo è veroche dovevo pensare molto prima. Ma delieta juventutis mece yet ignorantias meas ne memineris; e ringraziate il Signoreche l’educazione cristiana ricevuta dal nostro povero buonpadre non mi si è mai svelta dal cuore, e mi ha final-mente condotto ad una savia resipiscenza. Siatene certo, eassicuratene la madre, perchè si consoli.
Urbini è a Bologna , e gli scrivo questa sera. Addio.
PS. Forse domenica mattina celebrerò le mie nozzeprima di giorno, perchè nessuno sappia i miei fatti, e doporestituirò la giovine in sua casa per qualche giorno, come
(1) Manca l’anno, e dovrebb’essere il 1787. (L‘ Editore.)